PREMESSA

Per insegnare all'uomo ad essere misericordioso e comprensivo verso i suo simili Yahushuah presenta una parabola che esalta l'amore e la misericordia del Padre. Yah'u'shua risponde alla domanda "quante volte dobbiamo perdonare il nostro fratello?" con una frase: "Non sette volte, ma settanta volte sette" (Matteo 18,22). Si tratta di una regola paradossale che chiede dì andare oltre il senso comune. Per questo Yahushuah ricorre a una parabola.    La parabola si sviluppa in una sequenza di tre quadri: il servo e il padrone, il servo e un altro servo, di nuovo il padrone e il servo e la narrazione si regge sul contrasto tra l'agire di Eloah verso l'uomo e quello dell'uomo verso gli altri uomini. Fra il mondo di Eloah e il nostro.     Il modo di Eloah     Il debito contratto dal servo è di proporzioni irreali. Il condono del padrone supera infinitamente quello che il servo ha osato invocare. Questi ha supplicato un rinvio del pagamento, e si è visto condonare l'intero debito. La risposta di Eloah è sempre oltre la misura della domanda, oltre le aspettative e le speranze, oltre il "giusto".  Nulla viene detto sulle qualità del servo, se buono e fedele, se abile nel lavoro, se ha reso grandi servizi al suo padrone. Si dice soltanto che ha "supplicato": si è appellato alla magnanimità del padrone, lo ha pregato come si prega una divinità, lo ha chiamato in aiuto (parakalein). Questa insistenza nel descrivere la supplica del servo vuole sottolineare la potenza della preghiera sincera, e la gratuità del condono. A spingere il padrone a rimettere il debito sono state la sua grandezza d'animo e la sua compassione. Il perdono è misurato sulla grandezza d'animo del padrone, non sui meriti del servo. Il modo dell'uomo  La seconda scena della parabola ci riporta nel mondo degli uomini. La relazione non è più fra il servo e il padrone, tra l'uomo ed Eloah, ma fra uomo e uomo.
  Tutto si capovolge, se osserviamo il comportamento di questo servo alla luce dell'antefatto: a lui, per primo, è stato condonato un debito immenso. Come è possibile, dopo un tale condono, non essere capaci, a propria volta, di una piccola remissione inconcepibile!  Chiunque si aspetterebbe che il servo, sopraffatto dalla gioia e dalla gratitudine, ritenesse normale perdonare a sua volta un piccolo debito. Ma il servo non ha compreso la fortuna che gli è capitata. Il perdono non lo ha rigenerato, né l'incontro con la gratuità gli ha allargato lo spirito. Non ha capito che accettare di essere perdonati significa entrare in un circolo nuovo di rapporti, nel quale i criteri dello stretto dovuto diventano subito inadeguati. Se dimentichiamo che noi siamo stati per primi perdonati, gratuitamente amati, non comprendiamo più nulla del perdono: né del perdono di Eloah né del nostro perdono verso i fratelli.   Il momento della verità  Nel terzo quadro della parabola l'atteggiamento del padrone si capovolge: alla misericordia subentra la severità. Il motivo è che il servo non si è comportato come lui:   
"Non dovevi anche tu aver compassione del tuo compagno come io ho avuto compassione di te?"
                                                                                           (Matteo 18:33)  
La generosità del padrone non ha introdotto alcuna novità nel comportamento del servo. Si direbbe una generosità sprecata. E la storia finisce così come era iniziata:
"Il padrone, adirato, lo consegnò agli aguzzini, finché non avesse pagato tutto il debito".
                                                                                           (Matteo18:34)  
L'affermazione che conclude la parabola appare come un salto all'indietro, un ritorno al senso comune:  
"Così anche il Padre mio celeste farà a voi, se non perdonerete di cuore ciascuno al proprio fratello"
                                                                                           (Matteo18,35)  
Il perdono fraterno è diventato la condizione essenziale per ottenere il perdono di Eloah, se questi si pente davvero. Non è più la infinita misericordia di Eloah a guidare il discorso, ma il perdono dell'uomo. Su questo la parabola è chiara: il perdono fraterno è la conseguenza del perdono di Eloah, che ne costituisce la motivazione e la misura ("come io ho avuto compassione di te").  Due lezioni importanti e praticabili per l'uomo che desidera amare Eloah:   
  1. Consapevolezza dell'amore di Eloah e quindi risposta seria e precisa. Adonay non desidera l'approssimazione e la superficialità. Eloah vuole impegno, serietà, consapevolezza.
  2. Il messaggio del MashiYah Yahushuah va vissuto con coerenza. Proprio la consapevolezza dell'amore che Eloah ha riversato su di noi dovrebbe spingerci alla pratica coerente dei suoi insegnamenti, al rispetto verso ogni uomo, alla compassione e alla solidarietà; supportati dal Giusto Giudizio ispirato dallo Spirito Santo

Discepolo